L’ABISSO COGNITIVO
Il fuoco come spettacolo
Crans-Montana, Capodanno e l’anestesia del pericolo

Il video circolato in queste ore, girato durante una festa di Capodanno a Crans-Montana, è disturbante non tanto per ciò che mostra, ma per ciò che rivela di noi.
Le fiamme iniziano a diffondersi lungo il soffitto come un liquido vivo. Non esplodono, non divampano subito: scorrono. È il tipo di fuoco più pericoloso, quello che si nutre dei gas e dei materiali, quello che ti toglie l’aria prima ancora di raggiungerti.
Eppure la musica continua. Le persone ballano. I telefoni sono alzati. Qualcuno salta. Qualcun altro ride. Solo un ragazzo, uno solo, tenta istintivamente di spegnere le fiamme con un panno o una giacca.
Il resto guarda. Riprende. Trasforma il pericolo in contenuto.
Il fuoco — uno dei rischi più antichi e mortali per l’essere umano — viene percepito come spettacolo.
Quando il reale diventa irreale
La domanda non è “perché non sono scappati?”, ma come siamo arrivati a non riconoscere più il pericolo.
Qui entrano in gioco diversi meccanismi cognitivi ben noti:
• Normalcy bias: se nessuno scappa, allora non è grave. Il cervello assume che la situazione sia sotto controllo perché “è sempre andata così”.
• Effetto spettatore: più persone sono presenti, meno ciascuno si sente responsabile di agire.
• Assuefazione visiva: siamo cresciuti vedendo fuoco, esplosioni e disastri nei film, nei videogiochi, nei social. Il cervello fatica a distinguere la rappresentazione dalla realtà.
• Mediazione dello schermo: quando guardi qualcosa attraverso lo smartphone, quella cosa smette di essere immediata, fisica, pericolosa. Diventa “un evento”.
Il fuoco non è più un agente chimico che consuma ossigeno e produce gas tossici.
È un momento virale.
Il problema non sono (solo) i ragazzi
Attribuire tutto alla “stupidità dei giovani” è comodo, ma falso.
Il primo livello di responsabilità è adulto e strutturale.
Un locale che consente:
• scintille o fiamme libere,
• bottiglie infiammabili,
• soffitti bassi,
• ambienti chiusi e affollati,
non ha un problema di intrattenimento.
Ha un problema di educazione civica e rispetto delle norme di sicurezza.
Le regole antincendio non sono burocrazia.
Sono conoscenza scientifica tradotta in prevenzione.
Ignorarle significa non capire — o non voler capire — come funziona il fuoco.
Il vero vuoto: educazione scientifica di base
Il punto più grave, però, è un altro.
Molti ragazzi non sanno cosa sia davvero il fuoco.
Non sanno che:
• le fiamme in alto indicano accumulo di gas caldi;
• il pericolo principale non è “bruciarsi”, ma asfissiarsi;
• bastano pochi secondi perché l’aria diventi irrespirabile;
• in un ambiente chiuso, il fuoco non è scenografia: è una trappola.
Se il fuoco viene percepito come “figo”, “bello”, “cinematografico”, significa che non è stato insegnato come fenomeno fisico e chimico reale.
E questo è un fallimento educativo.
Cosa dovremmo insegnare davvero
Non servono sermoni morali. Servono basi solide.
Ai bambini e ai ragazzi andrebbe insegnato:
1. Pensiero scientifico
• Cosa succede davvero quando qualcosa brucia.
• Come reagiscono aria, materiali, spazi chiusi.
• Perché certi comportamenti sono oggettivamente pericolosi.
2. Valutazione del rischio
• Riconoscere segnali precoci di pericolo.
• Capire quando un evento cambia natura (da festa a emergenza).
3. Responsabilità individuale
• Non aspettare che “qualcun altro faccia qualcosa”.
• Agire o allontanarsi è sempre meglio che filmare.
4. Educazione civica concreta
• Le regole esistono perché qualcuno è morto prima.
• Ogni norma di sicurezza è una lezione scritta col sangue, non con l’inchiostro.
Una conclusione scomoda
Quel video non parla solo di una festa andata male.
Parla di una società che ha smesso di leggere la realtà, sostituendola con la sua rappresentazione.
Quando il fuoco diventa intrattenimento,
quando il pericolo diventa contenuto,
quando lo smartphone viene prima dell’istinto di sopravvivenza, non siamo davanti a una bravata.
Siamo davanti a un deficit educativo profondo.
E finché non torneremo a insegnare scienza, razionalità e senso del limite — prima ancora della tecnologia — continueremo a confondere lo spettacolo con la vita reale.
Con conseguenze che, prima o poi, non saranno più solo virali.
Circolo Culturale Proletario di Genova
5 gennaio 2026